Swing Out Sister Surrender

swing out sister1987
Non potevo non dedicare un piccolo articolo ad una canzone che è stato un atto liberatorio nei confronti di NICK KAMEN, TOM HOOKER, e qualche altra commercializzata da discoteca di quel periodo.
Questa canzone, degli Swing Out Sister, penso sia stata l’icone della muscia di alto livello del decennio, decennio che di mese in mese, stagione per stagione, si distingue per l’esagerata non conformità della musica. Ogni cantante, musicista, gruppo, crea un suo particolare suono, bpm, ritmica.
Questi erano sconosciuti al mondo, pur facendo musica da tempo, ma con SURRENDER hanno sbancato i botteghini

Mi ricorderò sempre che dopo questa canzone io e soprattutto il mio fratellone DJ PATRIZIO, ci “cioccavamo”, i SIMPLY RED!

AZZ CHE TEMPI

Link al video youtube

Breakout è molto carina, ma non ai livelli di SURRENDER!!!!!

Brutto ma bello…

http://www.youtube.com/watch?v=RXqVpAHY33U

Più mi cimento in questo sito e più mi rendo conto che è un gran bel casotto.
Forse avrei dovuto dedicarmi agli anni 90..anni insipiti….oppure al 2000…anni senza arte ne parte.
Più si entra degli anni 80 e più ci si rende conto di quanto materiale c’è.
Una miriade di cantanti meteore…una esagerazione di modelli musicali…..un esasperazione di musica di alto livello
Ognu musicista inventava qualcosa di nuovo.
Ora ditemi se questa canzone è un clone….è talmente originale che è al 100% degna dinota.

Penso che abbia fatto solo questa canzone in tutta la sua vita, solo che ha fatto una canzone che rimane e rimarrà negli evergreen
Pete Wylie – Sinful! 1986

Le sfide tra fans! Spandau o Duran?

Molte ragazzine erano fans di Simon Le bon e dei Duran Duran, moltre altre degli Spandau Ballet.

Sinceramente non ho mai ben capito la motivazione visto che musicalmente erano su due scie diverse e in un certo modo anche un target di fans ben distinto.
Forse la vivevo da maschio e non da femmina. Preferivo la melodicità degli Spandau a quella dei Duran. Di contro preferivo la grinta dei Duran e la loro commercialità da discoteca, a quella degli Spandau. Li ho sempre inseriti su due paini diversi.

Per i miei gusti non erano il massimo della vita nessuno dei due. In circolazione vi erano meterore che facevano di meglio, vi erano un certo George Michael e il suo omonimo Michael Jackson che non erano da meno (heheeheh)

Comunque è giusto che ogni decennio abbia i propri duelli

Duran VS Spandau

Michael Jackson vs Prince (per modo di dire)

Quenn vs U2

Rai vs Mediaset….ma che cacchio c’entra

Storia WIKIPEDIA
Gli Spandau Ballet sono un famoso gruppo musicale britannico degli anni Ottanta. La formazione originaria (mai cambiata) è composta da cinque elementi (più uno): i fratelli Gary e Martin Kemp (il primo, autore di quasi tutti i brani della band, nonché loro chitarrista, si è successivamente avviato a una carriera di attore, comparendo nel noto film The Bodyguard-La guardia del corpo, al fianco della cantante Whitney Houston, anche lei al suo debutto cinematografico, e l’attore professionista Kevin Costner); il secondo, bassista del gruppo, si è poi anche lui dato al cinema, con minore successo e parti, più o meno importanti, in film per lo più di serie B o scabrosi, costruiti proprio attorno alla sua indubbia avvenenza fisica giovanile), il sassofonista e percussionista Steve Norman, il cantante Tony Hadley, che dopo lo scioglimento del gruppo ha intrapreso una non troppo brillante carriera solista, assieme al batterista John Keeble, quinto membro ufficiale della band, e al tastierista Toby Chapman, sesto membro ufficioso degli Spandau Ballet, con loro in tutti i dischi come turnista fisso, ma mai nel quintetto-base (il primo album del trio Hadley/Keeble/Chapman, intitolato “The State of Play”, accreditato al solo Tony, ma composto e suonato da tutti e tre, con altri collaboratori, sia per la stesura dei testi che per la realizzazione delle musiche, è stato pubblicato per l’etichetta EMI, nel 1992; in séguito, uscirà un secondo album di cover). Inizialmente ispirati da un misto di funk e synthpop, il gruppo New Romantic degli Spands (così erano conosciuti in breve dai loro numerosi fans, mentre in Italia si preferiva semplicemente l’elemento germanofono del nome, Spandau) maturò infine uno stile molto elegante e raffinato, principalmente pop, con venature leggermente rock a tratti, e spiccatamente soul nelle melodie vocali e nell’uso del sax. Come i loro rivali Duran Duran (dal sound decisamente più commerciale, nonché più duro) hanno ‘spaccato l’America’, pur se brevemente, e soprattutto l’Italia, la quale, oltre che conquistata dai due gruppi inglesi, fu, per un periodo, letteralmente divisa, soprattutto per quanto riguarda l’agguerrito e caloroso pubblico femminile, tra «duraniane» e «spandauballettiane» (o «spandies», dall’originale termine utilizzato in Gran Bretagna), che hanno rappresentato quasi due scuole di pensiero, completamente opposte. Il quintetto britannico ha venduto più di 20 milioni di dischi nel mondo.

Gli Spandau Ballet pubblicarono il terzo album a febbraio del 1983, intitolato True, caratterizzato da un sound più adulto e contemporaneo, prodotto dal duo Jolley & Swain, formato da Tony Swain e Steve Jolley – che divennero per un paio d’anni i produttori inglesi più famosi del mondo, portando al successo gli Imagination, le Bananarama ed Alison Moyet, prima di venire usurpati dal trio di assi pigliatutto Stock, Aitken & Waterman, che portarono al successo una nuova generazione di artisti e gruppi, quali Kylie Minogue, Dead or Alive e Rick Astley (ma la lista è prossoché infinita, e comprende anche l’italiana Sabrina Salerno).
La title track, True era un pezzo di sei minuti, che si rifaceva alle sonorità nere della leggendaria Motown (e, per certi aspetti, di Marvin Gaye). Anche il look cambiò — gli abiti multi-strato e il trucco del movimento New Romantic che avevano aiutato a fondare furono rimpiazzati da vestiti eleganti, ispirati agli anni quaranta, e facce pulite.
La band aveva tuttavia un aspetto vagamente aristocratico, ancora. Fu a questo punto che Steve Norman divenne il sassofonista del gruppo (non a caso, il brano “True” è diventato celebre anche per l’assolo di sax che ne costituisce il middle, considerato uno dei tre migliori assoli di questo strumento di tutti i tempi.
L’album raggiunse la vette delle classifiche in tutto il mondo, lanciando diversi singoli di successo internazionali, i più famosi dei quali furono “Gold” e la citata title track, “True”, che fu Numero 1 in molti paesi.

Il quarto album (FINALMENTE UN SUCCESSO VERO), Parade (giugno 1984) e i suoi singoli furono nuovamente grandi successi nelle classifiche di Europa, Australia e Canada (oltre che in Italia, dove ha inizio in questo periodo la lotta con la band dei rivali Duran Duran, che porta ai due opposti schieramenti dei relativi fans) e il brano di apertura, “Only When You Leave”, divenne la loro ultima hit americana.
Alla fine del 1984, il gruppo partecipò al singolo di beneficienza con la Band Aid, “Do They Know It’s Christmas”, con Tony Hadley che ebbe un ruolo principale tra i cantanti, vicino a colleghi illustri quali George Michael e Simon Le Bon, mentre nel 1985, suonarono alle session dal vivo del Live Aid tenutesi al Wembley Stadium.
In questo stesso anno, gli Spandau Ballet ottennero il Disco di platino con la loro prima raccolta di successi, intitolata The Singles Collection, edita dalla casa discografica storica, la Chrysalis Records, che tenne vivo l’interesse per il gruppo tra due album di studio, celebrando cinque anni di successi ininterrotti.
Nel 1986, gli Spandau Ballet firmano per la major CBS, pubblicando il nuovo album, Through the Barricades (ottobre 1986), che vide la band tentare di allontanarsi dalle influenze più spiccatamente pop/soul dei due dischi precedenti, True e Parade, abbracciando un sound più rock.
Il long playing, la title track e il primo singolo estratto, “Fight for Ourselves”, furono grandi successi nella madrepatria inglese, in Europa – in particolare in Germania, in Italia e nel Benelux, come di consueto – e in Australia, ma non negli USA.

Simply Red

Era il 1987 quando per la prima volta sentii parlare di questo gruppo…e la prima canzone che ascoltai fu
The Right Thing, un pezzo coinvolgente al massimo. Difficile da inserire nella lista DJ però non poteva mancare questo pezzo.
Il pezzo era incluso nel loro secondo Album. Faticarono molto ad uscire dalla bassa classifica, ma una volta sistemati i problemi interni e con i media,
iniziarono a scavalcarla anno dopo anno con nuovi pezzi e grandi successi.

http://www.youtube.com/watch?v=QvrdcayLrbs

Matt Bianc Il successo

Chi, nel 1985 e anni successivi, non ha sognato di poter ballare questa canzone con la propria ragazza.
Un pezzo di una sensualità unica.

“More than I can Bear”
http://www.youtube.com/watch?v=2-509fmHAzw

Cantate questa canzone mentre stingete la mano di vostra moglie
I thought that I was over you
How I was mistaken
Why did I bump into you
And start this chain reaction, hmm
I felt it building up inside
When suddenly wohoowo
It was more than I could bear
Hmm, more than I could bear
Oh, when I saw you
Walking down the road with someone new
I couldn’t believe it was true
It was true
I find it hard to sleep at night
This jealousy is burning, bright
Visions of somebody else
Torments me to destruction, oh yeah
I think of him making, making love to you
It’s more than I can wohoowo
It’s more than I can bear
Hmm, more than I can bear
Oh, when I saw you
Walking down the road with someone new
I couldn’t believe it was true
It was true
Walking down the road with someone new
I close my eyes, I know I’m over you
Over you
Oh, when I saw you
Walking down the road with someone new
I close my eyes, I know I’m over you
Over you
It’s more than I
It’s more than I could bear
It’s more than I
It’s more than I could bear
It’s more than I could bear

Mike Francis 1984

Mike Francis – (Francesco Puccioni 1961-2009) – Survivor (1984)
Quest’anno lo abbiamo perso a causa di un tumore polmonare. Pneso che in quel periodo, se pur è stato una meteorina, ha segnato tutti noi con questa Survivor.
non puoi ricordare la muscia degli anni 80 senza ricordare Mike Francis e il suo ritornello PAI UAPPA…
By WIKIPEDIA
Nel 1983 l’autore pubblica uno dei suoi più grandi successi “Survivor”, grazie all’interesse della nota radio romana Radio Dimensione Suono questo brano guadagna grande popolarità e raggiunge la top five italiana (lo stesso brano verrà riproposto nel 1989 in coppia con Belen Thomas in lingua spagnola). Poco tempo dopo, nel 1984, realizzerà un successo ancora maggiore, affidando alla splendida e bravissima cantante americana, ma italiana di adozione, Amii Stewart il brano da lui composto “Friends”; questa canzone arriverà addirittura al primo posto dei singoli divenendo il 14° singolo più venduto del 1984. Venderà molto anche il disco mix sia per la capillare diffusione anche in negozi non specializzati, sia per il fatto che non si tratta di un remix ma della versione completa (la cosiddetta “full lenght version”) della canzone stessa, della durata di quasi 8 minuti.

Sull’onda del successo ottenuto in quell’anno, Mike Francis pubblica il suo primo album “Let’s not talk about it” che contiene “Survivor”, in versione ‘corta’, una re-incisione di “Night Time Lady” (già presente come ‘lato b’ del suo singolo) e altri 8 brani. L’album viene presentato in aprile durante un affollatissimo concerto al Teatro Olimpico di Roma: si tratta della sua prima esibizione di un certo spessore tecnico, pochi del resto sono i dubbi sul piano artistico. L’album toccherà la quindicesima posizione nella classifica italiana.

Nell’autunno del 1984 è pubblicato il singolo “Let me in” per il quale si avvale della collaborazione di Rossana Casale, si tratta di un brano ben più romantico rispetto al repertorio precedente; l’arrangiamento è completamente elettronico (in ossequio alla moda imperante negli anni ottanta) e meno di altri parrebbe adatto al contenuto della canzone, ma l’autore riesce a raggiungere comunque un risultato di alto livello, dando vita ad uno dei brani più significativi della sua carriera. Anche in questo caso la versione pubblicata su singolo da dodici pollici non è un allungamento o un rimissaggio, ma si tratta della versione integrale del pezzo dalla ragguardevole durata di 7’40.

Agli inizi del 1985 la canzone “Friends” è pubblicata in Gran Bretagna e raggiunge l’ottavo posto in classifica singoli; nello stesso anno esce il suo secondo album “Features of love”, ma l’esito delle vendite non è eccellente, probabilmente l’artista sconta una promozione in scala ridotta e la personale riluttanza a mettersi in mostra; da questo album è comunque estratto il nuovo singolo “Iron it out” che avrà particolare successo su 12″ dove trova posto un’interessante versione a cura del d.j. Mario Tagliaferri.

Durante la primavera e l’estate 1985 effettua un’apprezzatissima tournèe e nei primi mesi del 1986 è pubblicato il suo nuovo singolo in coppia proprio con la Stewart dal titolo “Together”, il successo è eccellente ed il brano raggiunge i primi 5 posti nella classifica settimanale.

http://www.youtube.com/watch?v=IH-BAUbUYBQ

1986/87 Alcuni classici

Johnny Hates Jazz – Shattered Dreams
Una canzone melodica, non da macho, ma carina

Kim wilde – you came
Una delle cantanti più belle di quel periodo.
Aggettivo?: MANZA
http://www.youtube.com/watch?v=RqCLGWz9-SE

Walk Like An Egyptian – Bangles
Non ho mai sopportato quella canzone. Guardavo il video solo per la cantante moretta

Pet Shop Boys – West End Girls
Questa è la canzone che ho cercato di più negli anni 90. Un pezzo del 1986 da ascoltare, ballare. Una canzone di questo tipo faceva solo venir voglia di CUCCARE.
Purtroppo non sono più riusciti a fare qualcosa di simile. Domino Dancing, sempre dei PET, era un dischetto commerciale.

Take My Breath Away – Berlin
Un solo successo, un lento da salvare nel proprio IPOD, una melodia da ascoltare avvinghiata alla prima topina che passa per strada.
A quelche ragazza di quegli anni, questa canzone ricorda solo una faccia…quella di TOM CRUISE
http://www.youtube.com/watch?v=NEOem7U2LPE

Erano gli anni dei grandi lenti da momento pausa disco…momento mitico per chi frequentava le discoteche….momento abbordaggio
Whitney Houston – Greatest love of all
http://www.youtube.com/watch?v=1KjpyHX7X-o

Dopo questo mi fermo ..e informo che ovviamente Madonna avrà un suo articolo…vista l’importanza del personaggio
Non è il video originale.

Hit bambini ai primi posti

Il 5 gennaio 1980, la classifica dei 45 giri più venduti in Italia vede al primo posto Heather Parisi, con “Disco bambina”, al secondo “Remi e le sue avventure” , al terzo e al quarto, Loretta Goggi, con “L’aria del sabato sera” e “Cicciotella”. È il segno inequivocabile di un mercato dominato dal grande successo di Fantastico e delle donne di casa nostra.
Fantastico è o show del sabato sera, e dalle richieste dei bambini, che si danno da fare da matti con i mitici mangiadischi.

La bella biondina statunitense Parisi ci delizia con i suoi balletti a Fantastico e la sua Disco Bambina. Seguirà poi CICALE.

La vetta della classifica rimane per poco tempo in mano della canzone nostrana per lasciare il posto ad un gruppo sconosciuto, ennesima meteora, che cantava una futuristica: Video killed the radio star.
http://www.youtube.com/watch?v=XWtHEmVjVw8

In Italia, rimangono al primo posto per 14 settimane di fila, conquistando la palma d’oro di disco dell’anno. Solo una canzone per bambini, di un importantissimo cartone animato, riuscirà a prendere il suo post “Ape Maia”

The Human League – Heaven 17

Qualche meteora ci vuole. Ovviamente mi riferisco al mercato italiano degli anni 80. Le storie diq uesti gruppi hanno canzoni sicuramente famose ma i singoli che hanno sfondato il mercato per poi scomparire nel nulla, sono
Human (The Human League)- Don’t You Want Me (The Human League) e Let Me Go (Heaven 17)

Da quanto si legge questi due gruppi derivano dal solito embrione. Dal gruppo nato nel 1977 si separò Glenn Gregory per creare gli Heave17

Ware e Marsh e Glen Gregory danno vita agli Heaven 17, mentre Oakey e Wright proseguono col nome Human League

Claudio Cecchetto

Gli anni 80 hanno visto la ribalta della musica italiana nelle Discoteche, grazie ad un perosnaggio nostrano come Claudio Cecchetto.
Sicuramente non un cantante, non un musicista, ma sicuramente un personaggio di qualità che ha lasciato molto agli anni 80,80 e 2000.
Chi non ricorda Gioca Jouer ? Era il 1981, e da quel momento non esiste festicciola casalinga o spettacolo di animazione senza questa canzoncina

http://www.youtube.com/watch?v=gQcjsOF9mjo

Ha un curriculum spaventoso. Tutto ciò che è di innovato negli anni 80, è una sua idea: Radio Deejay – Deejay Television – Sandy Marton – Sabrina Salerno – Via Verdi – JOVANOTTI – 883