Simple Minds

La loro sfortuna che nel solito periodo un gruppo targato Irlanda si è importo sul solito mercato musicale. genere musicale…..gli U2…..
il bello che loro sono di origine scozzese e i loro diretti concorrenti di stirpe Irlandese….
Interessante no? UK FOR MUSIC!!!
Penso che la UK sia stata la culla dei migliori gruppi musicali di tutti i tempi..altro che USA

Il gruppo fu fondato a Glasgow nel 1977, su iniziativa di Jim Kerr (cantante e frontman del gruppo) e Charlie Burchill (chitarrista), che in precedenza avevano per breve tempo costituito un gruppo post punk, Johnhy and the Self Abusers. A loro si uniscono Derek Forbes al basso, Mick MacNeil alle tastiere e Brian McGee alla batteria. La scelta del nome fu inteso come omaggio al brano The Jean Genie di David Bowie (“..so simple-minded, he can’t drive his module”).

L’album d’esordio dei Simple Minds, Life in a Day (1979), si inseriva nel filone della musica elettronica post-punk, e risentiva in modo evidente dell’influenza di David Bowie e Kraftwerk. L’album ebbe un buon successo; la fama del gruppo continuò a crescere con i successivi Real to Real Cacophony (1979), Empires and Dance (1980) e Sons and Fascination/Sister Feelings Call (1981). Il carisma di Kerr e le atmosfere dark delle esibizioni dal vivo contribuirono in modo sostanziale alla popolarità del gruppo.
La new wave e il successo internazionale [modifica]

Nel 1982 i Simple Minds pubblicarono l’album New Gold Dream (81, 82, 83, 84), prodotto da Peter Walsh, che costituì un punto di svolta importante nella loro storia. L’album viene considerato come uno dei più rappresentativi del nascente movimento new wave. Brani come New Gold Dream e Somewhere, Someone in Summertime consacrarono il gruppo ai massimi livelli sulla scena internazionale.

Altrettanto successo ebbe il successivo album Sparkle in the Rain (1984), tra l’altro realizzato con la collaborazione di Steve Lillywhite, già produttore degli U2 (un altro gruppo cult a cui i Simple Minds erano frequentemente paragonati). Nella primavera del 1985 pubblicarono “Don’t you (Forget About Me)”, brano scritto da Keith Forsey e incluso nella colonna sonora del film The Breakfast Club. Era il primo brano inciso dalla band a non essere stato scritto da uno dei componenti, ma fu ugualmente un enorme successo. Successivamente lo stesso pezzo venne inciso anche da Billy Idol, che aveva in Forsey uno dei suoi più stretti collaboratori. Il gruppo si superò nuovamente con Once Upon a Time (1985), che giunse in testa alle classifiche di vendita in gran parte del mondo; primo singolo estratto, uscito alla fine dell’estate poco prima dell’album, fu il fortunatissimo Alive and Kicking, uno dei brani di maggior successo degli anni ’80.

Don’t You Forget About Me – Simple Minds (1985)
http://www.youtube.com/watch?v=nAdaQhitdKg

A metà degli anni ’80, in gran parte per iniziativa di Kerr, i Simple Minds iniziarono a impegnarsi pubblicamente in politica, sostenendo Amnesty International, e organizzando nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America grandi concerti contro il regime dell’apartheid sudafricano. Di questo periodo è il brano Mandela Day, in onore del leader anti-segregazionista Nelson Mandela.

Simple Minds – Mandela Day1988

the alan parsons project – mammagamma

Ogni tanto la mente torna a funzionare e mi vengono in mente canzoncice di un certo livello

Gli Alan PArson Project in questo blog han già il loro grande spazio grazie ad un pezzo da millenium bug…PIPE LINE, ma questo è di cotanta fattura che non può essere messo in secondo piano

La regina dei primi 5 anni degli anni 80 – TURN ME LOOSE!

Oramai son ben 3 mesi che cristianogatti.it è online e posso affermare con grande gioia che il sito ha riscontrato un buon successo sia a livello di visitatori sia a livello di risultati dui motori di ricerca.
In questi 3 mesi ho avuto la soddisfazione di vedere che gli anni 80 anni hanno una gran seguito sia su youtube, sia a livello di ricerche nel web (google in primis…ovviamente)

Se pur negli anni 80 le canzoni sono tutte belle e variopinte, se pur sono decine e decine e decine, quella che ha ricevuto più lodi e più visite è la “sconosciuta” e meno blasonata…ma mia grande preferita TURN ME LOOSE! 1983
Una di quelle canzoni che non si sentono mai alla radio, una di quelle canzoni che MAI vengono nominate nei ridicoli programmi in prima serata della RAI, che mai vengono nominate nelle trasmissioni anni 80….eppure è una tra le più ricercate e più ascoltate! CARA RAI NON CAPISCI UNA SEGA!

NOI DI MITICI 80, visto che capiamo qualcosa di anni 80..siamo a lodare la mitica e ricercatissima TURN ME LOOSE dei Blue Night, un singolo da paura, un singolo esagerato

ITALO DANCE……anni in cui l’Italia ha segnato la musica internazionale di qualità

TURN ME LOOSE FOR EVER


video

2 pezzi interessanti By Emy

Come al solito la nostra EMY ci invia canzoni interessanti.
Alcune già pubblicate ma queste due mancavano ed era giusto segnalarle

The Flirts – Passion

Fun Fun- Colour my LoveGanzetta

E già che ci siamo
Fun Fun – Happy Station – 1983
Cerot che se si muoveva a tempo la biondina sarebbe stato meglio
Un pò all’avanguardia visto che si sentono suoni utilizzati nel 1987
http://www.youtube.com/watch?v=Zc4G8w3Ocbo

NOVECENTO con MOVIN ON

Come da titolo del video youtube
N°1 Italian charts 1984 original band (pop)
Una mare adi tempo che la stavo cercando..non c’era verso di trovarla
FINALMENTE

Lei è la voce degli anni 80. Sapeste quante canzoni ha cantato prestando la voce a facce note di quel periodo?

La nascita ufficiale del gruppo risale al 1984. La band è formata dai fratelli Pino, Lino e Rossana Nicolosi a cui si aggiunge la cantante Dora Carofiglio (che successivamente diventerà moglie di Lino). In via informale i quattro suonano insieme già dal 1977 (anno in cui i fratelli Nicolosi conoscono la Carofiglio). I Novecento adottano la formula di suddividersi i vari compiti musicali, cofirmando tuttavia i loro brani.
I primi riconoscimenti arrivano durante i loro primi concerti nei club cittadini dove riescono a ricreare atmosfere internazionali durante l’esecuzione dei loro brani grazie ad arrangiamenti semplici e incisivi, lasciando trasparire le influenze jazz, funky e pop di cantanti come Al Jarreau, Stevie Wonder, Chaka Khan, Genesis e Pink Floyd.

Contemporaneamente allestiscono un proprio studio di registrazione, autoproducendo alcuni album la cui distribuzione viene poi affidata a importanti etichette italiane dell’epoca (Five Record, Baby Records, etc.) ed internazionali (WEA, Warner Music, ZTT, etc.).

Il loro primo successo arriva nel 1984: il singolo Movin’ On spopola le classifiche italiane con quasi 100.000 copie vendute e la vincita del premio “Miglior rivelazione” assegnato dalla trasmissione televisiva Azzurro ’84. Alla fine dello stesso anno esce il singolo The only one e il loro primo album: Novecento.

Nel 1986 il singolo Excessive love viene adottato come jingle per la pubblicità televisiva di una famosa marca di yogurt: questo evento spalanca ai Novecento le porte della produzione degli spot pubblicitari, con molte richieste di produzione di brani originali. Ma il 1986 è anche l’anno del loro secondo album: Dreamland.

Iniziano le partecipazioni stabili a importanti trasmissioni televisive (come il Festivalbar) e radiofoniche, si susseguono tourné (prevalentemente estive), video di successo e la produzione di altri albu

Voyage Voyage

Desireless – Voyage Voyage
un commercialissimo del 1987, sull’onda delle canzocine in francese come l'”ovatta”, l'”etienne”, e “è la vita”:)

Talk Talk

Talk Talk furono un gruppo inglese post-rock fondato da Mark David Hollis (cantante, chitarrista, pianista e compositore, nato il 4 gennaio 1955 a Tottenham, Londra), in attività dal 1981 al 1991. Il gruppo è noto al grande pubblico essenzialmente per i brani It’s My Life e Such a Shame
I pezzi più famosi sono proprio quelli della metà del decennio

Talk Talk – Life’s What You Make It 1986
Lo metto per primo perchè a mio avviso è un pezzo assolutamente da mettere nel CD che si ascolta giornalmente
http://www.youtube.com/watch?v=_9Y7aSlnAZI
http://www.youtube.com/watch?v=MT4QtJ9O_1c

Talk Talk – It’s My Life

Talk Talk – Such A Shame
Questa invase le top ten
http://www.youtube.com/watch?v=Gmt_vLZS1mg

By WIKIPEDIA!Lla loro singolare storia non s’è fermata a quel periodo; nel giro di pochi anni hanno subito una metamorfosi stilistica che attraverso una manciata di album li ha catapultati nel mondo del rock sperimentale ai confini col jazz e la classica, fino ad essere considerati precursori del cosiddetto post-rock del nuovo millennio.
Dopo un singolo interlocutorio (My Foolish Friend) esce il secondo album, It’s my Life, pubblicato sempre dalla Emi nel 1984; l’omonimo singolo e Such a Shame (ispirata al libro The Dice Man di Luke Rhinehart, pseudonimo di George Cockcroft) incarnano la volontà di uscire dal pop elettronico banale verso un intento più serio; brani come Dum Dum Girl e Tomorrow Started, creano atmosfere diverse, riflessive e musicalmente più curate, anche nei dettagli. Il trio, pur rimanendo tale, si allarga con buoni, talora ottimi turnisti. Le linee di basso di Webb e la voce di Hollis sono il marchio di fabbrica dei Talk Talk; anche l’estetica del gruppo ha una qualche rilevanza, grazie ai video di Tim Pope, particolarmente noti in Italia, e alle copertine disegnate da James Marsh.

Dopo due anni di concerti e lavoro in studio, esce nel 1986 The Colour of Spring, l’album della maturità. Del sound degli esordi non resta che l’eco. La famiglia degli strumentisti si allarga, partecipano anche nomi prestigiosi, Steve Winwood all’organo, David Rhodes alla chitarra, Morris Pert alle percussioni, per citarne solo alcuni. I pezzi più commerciali sono Living in another World, notevole pop song trascinata dal drumming funky di Harris e dall’organo di Winwood e Life’s Is What You Make It, il primo singolo, che porta la band addirittura a Sanremo ’86; ma il percussionismo ripetitivo del brano non incarna appieno lo spirito dell’album. Il senso di maturità è espresso da brani come Happiness Is Easy, blues e free, connotata dall’uso degli archi e delle voci bianche; I Don’T Believe In You, ballata impreziosita dall’arpa; Time It’s Time, ai confini della lirica, con una possente sezione di voci. Novità assoluta sono però due pezzi, April 5th e Chameleon Day, in cui l’influenza di certo jazz si fa evidente. La voce di Hollis è un filo tenue seppur profonda, esile quanto drammatica. Un crooner estemporaneo, totalmente estraneo agli stilemi del pop.

Il distacco definitivo e totale dall’industria della musica leggera si ha con Spirit of Eden, uscito nel 1988, che ha lasciato sbigottiti critici poco lungimiranti e fans della prima ora. Spariscono dalla scena sintetizzatori e batterie elettroniche; la musica si fa semplice e naturale, ma al tempo stesso dettagliata fino all’inverosimile; i suoni sono eterei, le melodie sospese, i riff solo accennati, la ritmica esangue e “tranceatica”. L’uso di fiati e archi di ogni tipo, anche solo per frammenti, porta all’estremo il filone naturalistico accennato con l’album precedente. Anzi si può dire che la strada intrapresa è quella di un sound spirituale. Il singolo I Believe in You lo è solo per motivi discografici, poiché sospeso e sognante; Inheritance incrocia blues e free jazz, Wealth e Rainbow si caratterizzano per risolvere in un organo dai toni celestiali; il canto, infine, esalta ovunque il messaggio di Hollis: poche strofe, scenari desolati e ultraterreni, ricerca di altri luoghi. Eden e Desire, partono lente, raggiungono un apice espolsivo e tornano nella quiete. Gli strumenti acustici avvicinano il gruppo ad ambienti jazz, non solo stilisticamente: la Emi non se la sente di produrre il gruppo ormai irriconoscibile.

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